Finalmente usiamo la mantella!

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Valicato il passo Giramondo cominciano a cadere le prime gocce che presto si trasformano in pioggia battente. L’ambiente è comunque bello e, l’assenza di fulmini ci fa godere dello spettacolo dei pascoli inzuppati d’acqua con le mucche indifferenti che continuano il loro ruminare. Quando arriviamo in prossimità del Wolayersee alla pioggia si aggiunge un forte vento. Senza scegliere entriamo nel primo rifugio: una bella struttura in legno in riva al lago, è il Wolayersee hutte. IMG_5662
Ci è sempre andata bene ma il dubbio è sempre lo stesso: ci accoglieranno anche con Iuk? Anche questa volta la soluzione è trovata: dormiremo nel bivacco, ambiente accogliente e riscaldato da una bella stufa a legna. Cena alle 18.30. Dal menù declamato in tedesco scegliamo spaghetti aglio e…( olio e peperoncino, supponiamo noi). Arriva un bel piatto di spaghetti aglio e…..panna! Dopo cena, con l’aumentare delle birre sui tavoli, aumenta l’allegria, compare una chitarra e comincia una sorta di gara di canto tra due tavolate contrapposte. In nostro onore ci scappa anche “La montanara”.
Il rumore della pioggia spinta dal vento contro i vetri appannati accompagnerà il nostro sonno. Al mattino residui di nuvole si specchiano nel laghetto color smeraldo incastonato fra le rocce a picco, lo lasciamo percorrendo ancora una volta un vallone innevato che ci porta alla forcella sovrastante per poi discendere dalla parte opposta costeggiando le pareti del Colians.
Stiamo percorrendo la Traversata Carnica. Non essendoci però rifugi davanti a noi se non dopo diverse ore decidiamo di scendere a Timau. Prima di iniziare il sentiero di discesa incrociamo la Malga Palgrande di Sotto. Qui un gruppo di speleologi ci invitano a restare con loro per cena e per la notte. Accettiamo. Queste persone appartenenti al Gruppo Speleologico Prealpino stavano eseguendo la mappatura delle trincee e delle gallerie italo austriache della prima guerra mondiale. Il Comune di Timau ne farà un museo all’aperto.
Sempre seguendo la Traversata Carnica valicando il Passo di Pal Grande abbiamo la sorpresa di vedere sullo sfondo al di là dell’ultima fila di montagne una striscia blu: IL MARE, La giornata finisce al rifugio Fabiani. E lì per la prima volta scopriamo che la regione Friuli ha dotato tutti i rifugi e le malghe di una piccola biblioteca contenente gli stessi libri (di montagna).In questo modo di rifugio in rifugio si può continuare la lettura dello stesso libro. Il sentiero che corre ora tra prati umidi, rododendri ormai sfioriti, mughi e erbe dalle mille sfumature di verde all’improvviso sale sotto le biancheggianti crode della Creta di Aip e attraverso un sentiero in costa ci porta a vedere gli impianti del Passo di Pramollo. Ancora un paio d’ore e finalmente ci accoglie il Rifugio Al Gallo Forcello con una calda doccia e una abbondante cena.IMG_5645
Il giorno dopo arriviamo ad Egger alm, paesaggio da cartolina, con mucche che girano tra le case in legno sparpagliate su prati smeraldo,troppo presto per fermarci, così puntiamo all’alpeggio successivo. Qui abbiamo l’amara sorpresa di scoprire che non c’è nessuna possibilità di alloggio. Ci offrono in maniera un po’ scortese (è la prima volta) di dormire in una stalla. Visto le condizioni dell’ambiente decidiamo di proseguire per la malga successiva a quasi 3 ore di strada. Poco prima di raggiungerla comincia a piovere ed è ormai quasi buio. Si può immaginare il nostro stato d’animo quando dopo la nostra richiesta di alloggio sentiamo dalla cucina una voce : “cane nein!”. La prima signora ci fa segno di non ascoltare e di seguirla al piano di sopra. Un ballatoio per il cane e una stanza che ci è sembrata una reggia.
A cena la signora burbera si era già ammorbidita e la mattina dopo ci avrebbe dato una grande soddisfazione dicendoci che quelli come noi erano i clienti che gli davano la voglia di lavorare. Mentre salutava anche Iuk, un gruppo di scout tedeschi intonavano una canzone dolcissima, in cerchio e sotto la pioggia. Momenti bellissimi!
Viste le previsioni che davano pioggia ci dirigiamo a fondovalle e da Camporosso ( in prossimità di Tarvisio) saliamo sul monte Lussari (m 1800) dove al rifugio “Locanda al Convento “ avevamo trovato l’unico alloggio libero. Il borgo è piccolissimo e disteso su un crinale della montagna con una incredibile vista sulle montagne slovene C’è poca luce intorno a noi, ma un cielo che si va velando ci impedisce di vedere le lacrime di San Lorenzo, il più bel spettacolo messo in scena dalla volta celeste.
Arriviamo in Slovenia attraverso una ciclabile bellissima, ma noiosa da percorrere a piedi e per di più asfaltata. Il primo paese è piccolo ed accogliente… ma questo è un altro capitolo.
RATECE (Slovenia) 10 AGOSTO

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