18-24 Luglio

La mattina del sabato Iuk, a differenza del solito, continua a ronfare acciambellata. Questo ci conferma che come previsto il tempo è brutto. Su Madonna di Campiglio si sta scatenando una bufera di acqua e vento. Decidiamo di aspettare e solo verso mezzogiorno possiamo partire per il rifugio Stoppani al Grostè (m 2450). Verso quota 2000 il paesaggio è completamente imbiancato e i prati verdi e fioriti hanno assunto un aspetto fiabesco. Il rifugio Stoppani più che un rifugio è un bellissimo albergo dalle cui finestre si gode uno splendido spettacolo sullo Dolomiti di Brenta. Così in serata possiamo gustare, durante la cena, il rosso delle Dolomiti sotto un cielo ormai limpido.

Tutto è rosa intorno a noi mentre ci avviamo, la mattina dopo, verso il passo del Tuckett (m 2648). La salita ripida, sotto la forcella, ci costringe a mettere i ramponi che, per altro, si riveleranno indispensabili nella discesa. Sul valico incontriamo un gruppo del CAI di Tiene il cui responsabile ci invita ad utilizzare le loro corde predisposte per la discesa. Accettiamo, e così ci caliamo rapidamente in un ambiente bellissimo. Alla base della sella ci dividiamo, noi proseguiamo lungo la valle su sentieri esposti, anche se spesso ferrati, fino al rif. dell’Altissimo, e poi fino a Molveno. Molveno è disteso intorno al lago omonimo, evidentemente molto apprezzato da una clientela costituita da giovani famiglie e persone anziane.

Il giorno dopo scavalcando la Paganella giungiamo alla soglie di Trento. Trovandoci così in un ambiente costituito prevalentemente da strade, autostrade, ferrovie, svincoli…usiamo l’auto per attraversare la Val d’Adige fino alla valle dei Mocheni, dove siamo ospitati a casa della sorella di Milena. I Mocheni sono una minoranza linguistica e culturale ufficialmente riconosciuta dalla Regione Trentino. La TV trasmette un telegiornale in lingua Mochena.

Nei due giorni successivi, con pernottamento in tenda al passo Manghen, attraversiamo i Lagorai e giungiamo a San Martino di Castrozza al cospetto delle Dolomiti. Attraverso i Lagorai abbiamo ritrovato una grande solitudine. Prima dell’ultima salita al passo Manghen troviamo, finalmente una malga aperta. E’ appena nato un cavallino, e ci mettiamo ad osservare i suoi tentativi di reggersi sulle zampe. Chiediamo se si può mangiare, ed alla risposta affermativa di Sonia, per la verità un po’ titubante, ci accomodiamo al tavolo di una grande cucina. Ci serve del formaggio, polenta, insalata, chiediamo del vino, e chiudiamo con un buon caffè. Finalmente sazi e di nuovo pronti a partire chiediamo il conto: “ Ma niente benedeti, questo non è un ristorante, è casa mia!” Non ci resta che ridere dell’equivoco, scattare qualche foto e lasciare dietro di noi una nuova amica.

San Martino di Castrozza, 24 luglio

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