Le mie ansie

Da un mese sto camminando. Prima di partire mi chiedevo spesso come sarebbero state le mie giornate. Mi sarei stancata di camminare ogni giorno? Come avrei fatto a dormire ogni sera in stanze e letti diversi? Avrei superato tutti i miei piccoli problemi lontano da casa? Sono bastati pochi giorni di cammino e il mondo è cambiato, le domande sono cambiate: come sarà il tempo domani? Come sarà il sentiero? Ci saranno problemi? E la sveglia al mattino mi vede pronta e desiderosa di partire. Colazione abbondante, qualche marmellatina intascata (la sera in tenda è stata la nostra cena) un’ultima occhiata alla cartina e al My nav e via.
La sera prima di affrontare qualsiasi itinerario chiedo informazioni. Per ogni tappa però lo stesso problema: la neve. Tutti gli intervistati ti raccontano quanti metri di neve ha fatto quest’inverno. Quanto difficile sarà transitare attraverso quel passo ecc. ecc. Finalmente qualcuno con notizie più recenti mi tranquillizza un po’ e così allegramente comincia la salita. Chiacchiero tranquillamente indico a Velerio fiori e piante che conosco e che…

mi colpiscono per lo splendore. Faccio fotografie mi guardo intorno. Poi, si avvicina il passo e comincia l’ansia. Ci sarà neve? Riusciremo a passare? Troveremo il sentiero? Ecco che mi zittisco, la macchina fotografica resta in tasca. La piccola telecamera chiusa nello zaino. In prossimità di ogni valico lascio sempre avanti Valerio e sto lì col fiato sospeso in attesa di sentire le sue esclamazioni rassicuranti, e, se è così, riprendo a salire baldanzosa.
Così è stato al passo del Mud dopo Alagna. Valerio grida “c’è un gruppone di persone, siamo tranquilli” In effetti incontriamo un bel gruppo di escursionisti di Faenza. Chiacchere allegre, scambio di notizie promesse di tenersi in contatto e finalmente giù verso valle. Ma non sempre è stato così: il giorno dopo quando pensavamo di aver superato con successo e senza problemi il valico colle d’Egua, eccoci arrivati in una verdissima conca a quota 1700 allo spettacolare lago di Baranca. Un fronte di neve che si rompe e precipita nel lago ci ricorda il Perito Moreno e così lo battezziamo subito. Foto di rito e ripresa la stada ecco la sorpresa: il lago che sfocia in una stretta ripida valletta ha una grossa slavina frastagliata ghiacciata e con l’acqua che ribolle sotto.
Gambe tremanti e terribile sospetto che ci tocchi ritornare indietro mi fanno perdere il buonumore. Invece messi i ramponi con passo felpato e a ritmo Himalaiano riusciamo ad attraversare e ci ritroviamo in “salvo” sul sentiero sottostante. Quando poi la pendenza della slavina non è così impegnativa ci pensa Iuk a vivacizzarla. Da buon Huski si ricorda che è un cane da slitta e comincia a tirare con energia e nella valle risuona il grido di Valerio: Iuk, Iukkkk Iuuuukkkkkk!!!! Ferma! Allora, porca p……. ti fermi o no?
E io me la rido sotto i baffi. Ma lui non lo sa. VALLE ANTRONA 26 GIUGNO

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