Valle dell’Orco – 13 giugno

accampamento_quota_2000

Ci eravamo lasciati ai piedi del Mont Cenis che alla fine si è dimostrato più semplice di quello che pensavamo: una lunga strada forestale ci ha portato al valico dove a 2100 m abbiamo trovato un rifugio aperto. Da qui “un petite peu de France e un tochet d’Italia” 23 km sulle creste di confine sempre a quote 2100 e 2200m. Grandi slavine ci costringono ad usare spesso i ramponi. Iuk impazzisce per la quantità di incontri con gli animali: un numero imponente di marmotte, camosci che uscivano a gruppi dagli alpeggi abbandonati, pernici, lepri…

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Il percorso: una lunghissima balconata a picco sulla val di Susa distesa 1500 m giù in basso, e sopra di noi altri 1500 m di montagna a tratti avvolta dalla nebbia tra cui il Rocciamelone (m 3500) sulla cui cima svetta una statua della Madonna meta di pellegrinaggi. Discesa vertiginosa su Novalesa (nova lex – nova lux) la cui stretta via principale, la sera , viene attraversata dalle mucche che rientrano dal pascolo, e tutto il paese risuona di campanacci.

Il giorno successivo dedicato agli esami del sangue all’ospedale di Susa dove il medico e gli infermieri sono stati gentilissimi e rapidi, il pomeriggio ancora a Novalesa dove cogliamo l’occasione per visitare una abbazia del 700. Continuiamo a percorrere valli e forcelle fino a scontrarci con il passo del Paschiet (m2440) dove recenti slavine hanno spazzato via i sentieri rendendo difficile la pur stupenda salita. Sulla sommità ancora troppa neve che ci costringe…

a tornare a fondovalle. Piccolo trasferimento in autobus per l’ospedale di Lanzo. Durante il percorso il mezzo si trasforma in un “salotto”, soprattutto con Nello e sua moglie, buoni conoscitori delle montagne circostanti e quindi ricchi di suggerimenti e consigli e con Michele, simpatico sardo autista del bus. Lungo il percorso una frenata improvvisa in mezzo alla strada: Michele annuncia che c’è un albero di ciliegie che da giorni gli fa l’occhiolino e quindi scendiamo tutti e in pochi minuti abbiamo le mani e la bocca piene di succosi frutti. Poi di nuovo tutti in bus e via.

Ed eccoci per una nuova grande traversata, le notizie ce la descrivono lunga (oltre 40 km ) ma senza difficoltà. Pertanto partiamo allegri e con poco cibo, Tutto bene fin oltre il passo (m 2100), grandi slavine che attraversiamo agevolmente con i ramponi, panorami ampi, laghi alpini. Superato il passo sorgono i primi problemi: scompaiono sia i segni che i sentieri. Intorno solo balzi di roccia a strapiombo su un lago. Dopo tre ore di ricerche decidiamo di piantare la tenda (siamo a quota 2000).

Notte calda, un cielo straordinariamente stellato e luminoso e Iuk piazzata in fondo alla tenda a scaldarci i piedi e così arriva un alba limpidissima. Ricominciano le ricerche e dopo un po’ troviamo un punto debole della montagna e riusciamo a scendere a valle. E con questo sono stati così testati tutti i materiali. A Locana dal giornalaio chiediamo la cartina che ci servirà domani e troviamo Nicola Muntoni, che ci descrive così bene e con amore il percorso nella cartina che ci viene il sospetto che ne sia l’autore. Infatti è così.

Valle dell’Orco 13 giugno

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