Tutori di compenso

“L’unica soluzione è smettere di correre”. Questa era la frase che avevo paura di sentirmi dire dal medico che mi era seduto di fronte.
Erano passati pochi mesi dalla decisione di correre la maratona di Venezia, che un dolore subdolo al ginocchio mi mandava tristi presagi. Decisi di farmi visitare da un medico: il dott. M. Toffolo un ortopedico specializzato nelle problematiche di piede/caviglia/ginocchio  laureato inoltre in ingegneria biofisica/biomeccanica all’Università di Berkeley, California, USA e un passato di atleta nazionale.
Passò un attimo che mi sembrò lunghissimo.
“Certo!” rispose tranquillo.
Precorrendo la sua spiegazione mi ero già immaginato giorni di riposo, pomate, unguenti, ghiaccio..
“E’ sufficiente dotarsi di opportuni plantari…”
“Plantari?!?”
Davanti alla mia meraviglia, il medico cominciò a fare alcuni schizzi per dimostrarmi come una piccola modifica dell’appoggio riequilibrava l’intera postura, dalla caviglia alla cervicale.
Nel giro di pochi giorni mi ritrovai a Noale (TV) nel laboratorio TONUS di Antonio Gaiani, dove, tra calchi e analisi del tipo di attività, prendevano forma concettualmente i miei primi plantari.
Alla prima prova l’effetto fu stranissimo: se quella era la postura giusta ora capivo il perché del dolore al ginocchio e del rischio che avevo corso se nessuno mi avesse indicato la strada da seguire: al primo dolore ricorrere ad un medico in grado di comprendere la problematica del piede; successivo passaggio ad un laboratorio capace di produrre plantari di forma e materiali adeguati; l’uso rigorosamente continuo di questi tutori di compenso.

Dopo 15 giorni di collaudo eccomi nuovamente da TONUS: dall’osservazione della nuova postura Antonio traeva i segnali per eventuali modifiche e finalmente i plantari definitivi erano pronti, nascosti all’interno della scarpa, a cominciare il loro oscuro lavoro. In breve tempo il dolore scomparve.

Seguono: oltre 40 maratone, una decina di ultramaratone (anche in montagna), una trentina di granfondo e tanto, ma tanto allenamento.

Da oltre 10 anni l’inizio della stagione coincide con un viaggio a Noale dove Antonio, prendendo atto dell’usura dei miei plantari, me ne propone di nuovi. Ogni volta questi ultimi tengono conto dell’esperienza dei precedenti. Penso che siamo stati un buon banco di prova e che Antonio abbia fatto tesoro delle nostre esperienze. Nel frattempo i materiali si sono evoluti alla ricerca di una maggiore stabilità e durata. Non sono un esperto di podologia, ma una cosa è certa: dopo migliaia di chilometri so giudicare le sensazioni di spinta e di stabilità che la stessa scarpa è in grado di dare con plantari diversi. Ancora oggi molti amici si meravigliano del fatto che dopo una 100 km in montagna io non soffra di particolari dolori articolari. Sono convinto che il segreto sia lì dove il piede finisce e la scarpa non è ancora cominciata.

In questi giorni abbiamo terminato il collaudo dei plantari che ci sosterranno durante l’Avventura Alpina e, come sempre si sono mostrati perfettamente adeguati alle nostre esigenze. Antonio ha fatto il suo lavoro, a noi il compito di distruggerlo con 300.000 passi.

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