Milena

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Maggio 1997: 47 anni, due chili di troppo, poca voglia di fare una dieta, ma la ferma volontà di squagliare quelle fastidiose rotondità. E fu corsa.

donna-montagnaDieci minuti, anche meno, e il cuore mi scoppia in gola. Due giorni dopo, dieci minuti di corsa. Affanno, fatica ma meglio, molto meglio dell’altro giorno. Era maggio. A ottobre sono al via della maratona di Venezia. Il mio amico Valerio l’ha fatta l’anno scorso e per tutta l’estate lo tormento per farmi dare consigli e chiedere conforto. Dovrò solo finirla prima che mi tolgano da sotto i piedi il ponte di barche. Ce la faccio con largo anticipo. Sono felice.

Contagiata! Il virus della corsa è dentro di me e non mi lascia più.

Undici anni sono passati e da allora le maratone sono diventate 40. Le più belle in Italia, Qualcosa all’estero. Le maratone su strada però sono in primavera e poi c’è il fatto che sono su asfalto e io ho troppa voglia di sentieri e di montagna. E così cominciano le prime gare di corsa in montagna. Fanno proprio per me. Ed eccomi ad allenarmi su e giù per i sentieri delle mie Dolomiti. Da allora è stato un susseguirsi di splendidi allenamenti e bellissime gare. Con Valerio, malato dello stesso virus, siamo sempre alla ricerca della gara nuova, su nuovi percorsi magari un po’ più arditi dei precedenti, e così arrivano le ultra,le sky marathon, le sky race e tutti i trail più attraenti. Dei dintorni e oltre.

E d’inverno? che fare? Ma certo lo sci di fondo è la logica continuazione della corsa E’ perfetto per tenersi in forma, per muoversi in armonia con la natura, godere della neve e dello spettacolo invernale. Divertente! Ma non c’erano anche qui delle gare? Ma certo: la marcialonga naturalmente. E così eccomi schierata a Moena con altri 3000 assatanati: una fatica boia ma arrivo in fondo dignitosamente. E così dopo questo primo assaggio ecco susseguirsi una sfilza di altre gare. Intanto sto imparando e i piazzamenti migliorano. Anche qui però la pista tracciata mi sta stretta ed eccomi allora a percorrere i sentieri estivi che portano su in alto, al rifugio Senes al Fanes, al Rifugio Auronzo alle Tre Cime di Lavaredo a Monte Piana e in tutti gli itinerari appena appena possibili con gli sci stretti.

Con il fondo si va in alto, ma non abbastanza. Con gli sci da alpinismo invece si raggiungono le cime più alte. Provo anche questo. Bello! Altro divertimento assicurato. Poi un brutto giorno Valerio, che sempre fa parte delle spedizioni, comincia a non stare bene, e, in poco tempo si ritrova in ospedale: Insufficienza renale acuta. Sta davvero male. Non perde però il suo buonumore e la sua voglia di tornare in forma . E ci riesce, ci riesce così bene che in pochi mesi è al via di una ultra davvero impegnativa. Potevo abbandonarlo? No. E quindi lo affianco anche in questa avventura. Tutto bene. Si può proseguire. Della sua malattia Valerio ne fa una bandiera e scopre che mettendo il fisico alla prova costantemente i suoi valori ematici migliorano. Certo, per testare meglio questa teoria bisognerebbe impegnarsi tutti i giorni in percorsi lunghi. Allora che fare? “ Sai che faccio? “ mi dice un giorno Valerio davanti a un bel bicchiere di vino “vado a fare la Via Alpina””, Attraverso tutte le alpi da Montecarlo a Trieste: a piedi naturalmente. Voglio proprio vedere che succede alla creatinina” “Come ? – dico io – questo è sempre stato un mio progetto e tu me lo rubi?” Al massimo ti permetterò di condividerlo! “ E l’ avventura comincia…

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