Iuk

Quando arrivai al canile, accolto da cento ululati, la tristezza si sciolse ma rimaneva lo scetticismo di poter trovare un cucciolo che, anche lontanamente, potesse sostituire Aki…

“Vieni a trovarmi – mi aveva detto Germano la sera prima – ho ancora tre cuccioli liberi.” Così mi decisi di tornare alla casa di quasi tutti i mie cani: l’allevamento di Siberian Husky a Padola in Comelico. Seguii Germano all’interno dei box e sul fondo di una cuccia ben piantonata da una dolcissima mamma c’erano i tre cuccioli. Al nostro avvicinarsi due ci vennero incontro, entrambi bianco-neri con gli occhi azzurri, un terzo sporse solo il muso e si ritrasse immediatamente. Ebbi appena il tempo di notare che era una tavolozza di tutte le tonalità di marrone.

Si chiama Liuk” si affrettò a dire Germano” ha un carattere riservato ma sarà una grande cagna.” D’impulso decisi per lei e in pochi minuti ci ritrovammo soli su un grande prato. Appena la lasciai libera scomparve nel bosco con la velocità di una lepre: solo un ululato sproporzionato alle sue piccole dimensioni segnalava la sua presenza: ci volle Germano per recuperarla. Si sciolse lentamente e dopo qualche giorno di timori eccola correre davanti a noi con una vitalità incredibile. Il suo nome si era contratto in Iuk,la sua affettuosità era tanta quanto il terrore per gli altri umani.

Presto arrivò il momento di farle conoscere l’alta montagna: un gran giro su per le Pale di San Lucano. Sui crinali alti ed aperti, tendendo ad allontanarsi avanti o indietro, mi costrinse a infilarla nello zaino solo con la testa fuori. Avevo infatti notato che da un bel po’ un’aquila ci seguiva descrivendo grandi cerchi su di noi. Tornati nel folto del bosco la liberai mettendo fine alle sue rumorose proteste.

E venne l’inverno: Quella mattina c’era un particolare silenzio e una strana luminosità. Aprii le imposte: tutto era bianco e Iuk particolarmente eccitata. I Cadini di Misurina erano il luogo ideale per il battesimo della neve. La montagna con la livrea invernale rendeva più facile seguire gli odori e il silenzio ovattato esaltava i rumori del bosco Il primo contatto col Cadin della Neve fu una corsa sfrenata ogni tanto interrotta da capriole o da salti per infilare il muso nella neve morbidissima alla ricerca di chissà quali odori. Seguì un inverno di galoppate incredibili, durante le discese su nevi fresche Iuk si affiancava e, mentre io disegnavo curve veloci, lei saltava nella neve come un delfino in mare. Sulle creste si muoveva guardinga per poi tuffarsi lungo i canalini, Alla fine della giornata era semplicemente stremata e tutto finiva con un gran sospiro acciambellata in macchina.

Quando la neve si sciolse le cose si complicarono: i pendii ormai scoperti presentavano rocce taglienti e gradoni verticali. Attingendo all’agilità innata eccola scendere e salire lungo la ferrata dell’Orrido delle Comelle o lungo gli sfasciumi dei Burloni e quando il torrente si riempiva si lasciava trasportare dalla corrente come in un gioco… “Ora sono pronta per qualunque avventura” pensò Iuk “anche perché in fondo la vita è un’avventura…”

2 commenti

  1. regine et amelie dice: Rispondi

    Bonjour.
    Un petit mot pour vous dire que vous avez oublié votre livre a bains.
    Au plaisir de vous revoir,

    1. Buongiorno,mi dispiace se ritorneremo a Bains verremo a prenderlo. Altrimenti non importa. Piacere di avervi conosciute.
      Ciao Milena