PREMIAZIONE

Entrare a Palazzo Vecchio è sempre emozionante, particolarmente in questa occasione!

La sala dove avrà luogo la cerimonia è la Sala d’Arme una delle sale meglio conservate e dove è stato conservato l’aspetto medioevale originario.

La cerimonia è stata  semplice, nel rispetto dell’argomento trattato e delle persone presenti, tutte in qualche modo segnate dalla malattia. La lettura dei racconti  fatta da attori professionisti ha esaltato le opere premiate, e tra i premiati, tutti visibilmente commossi Valerio non faceva eccezione.

E’ stato soprattutto un momento di incontro e di un sincero “arrivederci”.

 

     

 

IL FARMACO DORMIENTE

Gli occhi si chiusero e con le prime ombre del sonno i fantasmi della stanza 506, come nuvole luminose, cominciarono ad assumere forme strane in continuo cambiamento.

“Chi sei tu?”  “Malattia!” “ Perché proprio da me?” “ Sono qui perché tu mi hai chiamato e io sono sempre pronta a prendermi cura di chi chiede il mio aiuto.” “Quando ti ho chiamato? E poi come fai tu, Malattia, a prenderti cura di me!?” “ I messaggi del corpo sono sussurrati, tu non puoi sentirli perché vivi in un gran trambusto e poi posso prendermi cura di te perché ho un grande potere: sconquassare le certezze, cambiare gli orizzonti conosciuti, ricominciare una partita che sembrava finita. Capisco che hai paura. Per te è ovvio che ogni cambiamento forzato porti solo e sempre a una situazione peggiore.” “Vuoi dire che tu migliori la mia vita?” “ No! Dico che te la cambio e che tu solo puoi cercare nel nuovo caos i semi per nuove avventure.” “Altro che caos, sembra un percorso di guerra. Hai disseminato il mio tempo di ostacoli, nuovi limiti, prescrizioni mediche, diete ferree e, come se non bastasse, caviglie gonfie, gambe doloranti, cuore matto … devo proseguire?” “Quello che tu chiami “percorso di guerra” in realtà è un parco giochi. Ora sta a te decidere se giocare o no, ma decidi in fretta perché il tempo non aspetta (fermalo se puoi!). Comunque se decidessi di giocare apri quell’enorme busta che contiene le istruzioni e leggile con molta attenzione.”

Nei pressi, un fantasma fluttuante seguiva incuriosito e divertito: dai, gioca! In fondo che cosa hai da perdere?

Titubante decise di aprire la grande busta e dispiegò l’immenso foglio sul quale, con sua grande meraviglia, c’era scritta una sola parola “CORRI”. Il fantasma prese a ridere divertito. “Tu chi sei? Mi stai prendendo in giro?” “No, no, sono un tuo vecchio, anzi vecchissimo avo di qualche centinaia di migliaia di anni fa. Mi viene da ridere perché, nonostante lo sterminato mare di conoscenze che hai a disposizione, ti fai sfuggire le cose più elementari. La testa, in un milione di anni, ha acquisito meccanismi inderogabili per la sopravvivenza: mangia più che puoi – non sai quando mangerai la prossima volta, riposa più che puoi – in ogni momento dovrai essere pronto a correre per sfuggire ai predatori o procurarti cibo. Quel meccanismo cosi perfetto si è rotto nel momento in cui per mangiare il tuo massimo sforzo è diventato aprire un frigo. Così la corsa, che per me era un semplice e comunissimo gesto quotidiano, per te oggi assume la dignità di farmaco, un farmaco dimenticato, IL FARMACO DORMIENTE”.” Mi fai ridere!” “ Bene, il primo risultato è già stato ottenuto, dentro di te le cose cominciano a cambiare.”

Intanto gli altri fantasmi avevano montato, in fondo al letto contro il muro, un arco, con la scritta “START”, degno della linea di partenza di una grande maratona. Tutto intorno una folla luminosa attendeva paziente. Malattia si avvicinò. “Cosa fai ancora a letto? Il tempo non aspetta!” “Sei proprio tu a dirmelo. Sono stanco, mi accoccolerei volentieri fra le coperte.”

Tre, due, uno, via! Non potendo deludere i fantasmi della 506, egli si alzò dolorante e attraversato il muro, passando sotto l’arco, si trovò solo immerso nello spazio e nel silenzio.  “Eppure questo è il tuo destino, solo attraverso traumi il corpo si rafforza e diventa capace di sopportare traumi sempre più grandi. In fondo io stessa, Malattia, paradossalmente, posso essere l’occasione per far aumentare indefinitamente la tua resistenza. Ancora non ti sei reso conto che hai già superato tanti ostacoli, le caviglie non sono più gonfie, un pezzetto per volta hai smontato la tua dieta, le gambe …” “No! Almeno quelle lasciale perdere, mi fanno sempre male.”  Eppure l’aborigeno aveva ragione! Il farmaco dormiente cominciava pigramente ad agire e anche il dolore alle gambe presto sarebbe finito, o forse, sarebbe meglio dire che lo avrebbe sbattuto sotto la soglia del dolore. Intanto egli correva e correva e il farmaco si diffondeva lentamente in ogni parte del corpo, fino alla mente dove spegneva, una ad una, le sorgenti del rumore. Con gli equilibri qua e là ripristinati era aumentato il gusto per la corsa e la voglia di superare i limiti, oltre i quali, con grande stupore, trovava sorgenti di energia e di benessere che non avrebbe mai potuto immaginare, perché mai si era spinto così avanti. Malattia era ancora con lui e forse mai lo avrebbe lasciato, ma lui, come per la fatica, aveva imparato a conoscerla e forse ad amarla. Con il primo chiarore di quell’alba invernale i fantasmi cominciarono a sbiadire. Un tuffo al cuore quando, all’improvviso, l’infermiera girò l’interruttore. E poi? Il poi non ha importanza, l’ultima volta che lo ho visto si stava allontanando da solo conversando tranquillamente. Il suo viso era addolcito da un sorriso, mentre guardava il volo verso la terra, veloce e sicuro, di uno stormo di procellarie.

 

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