RIECCOCI

Per vivere bene, quantomeno serenamente, bisogna prendere ogni giorno ciò che ci viene offerto. Ed è così che in questo strano inverno che ha regalato metri di neve in alta montagna ma che a noi, a Belluno, ha riservato molte giornate di pioggia non ci è rimasto che lasciare gli sci in cantina e continuare a correre. Un po’ fastidioso si, con impermeabili e berretti e giacche a vento ma tant’è, alla fine le gambe sono rimaste attive. E allora perchè non vedere fino a che punto?

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Uno dei modi per capire “a che punto stai” è mettersi alla prova in una competizione e, in attesa dei trails che sono i nostri percorsi preferiti, la prima gara utile è stata la Maratona di Treviso.

Prima di una maratona bisogna assolutamente fare qualche “lungo”,  per adattare le gambe ai 42 chilometri e rotti. Non è facile trovare a Belluno un lungo  percorso che  sia abbastanza pianeggiante, fuori dal traffico e  possibilmente non troppo noioso.

Di necessità virtù. Ecco saltar fuori una serie di strade poco trafficate, in ambiente agreste attraverso minuscoli paesini fino ad ora a noi sconosciuti anche se a pochi minuti dal centro della città.

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i murales di "le Roe Basse"

i murales di “le Roe Basse”

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2 marzo ore 10. Conegliano. Intruppati nella nostra “gabbia” stiamo riassaporando l’emozione della partenza di una maratona. E’ un sentimento che sempre si rinnova, anche alla 50^ maratona003K18500

Bene Valerio, che conclude con un tempo piuttosto buono (tutto considerato) bene anche io che concludo con 15 minuti in meno della precedente maratona (Venezia)

Adesso però il tempo si è messo finalmente al bello e le ultime precipitazioni hanno portato la neve anche in Nevegal.  Fuori gli sci, allora, A un passo da casa il Nevegal permette ottime risalite con le pelli che facciamo scegliendo i percorsi meno battuti.Come il Proloz che a due passi dalle piste battute è invece selvaggio e solitario. O la Vallavia  altro itinerario che infilandosi tra roccette e il  bosco fitto permette di arrivare in cima al colle.

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E adesso non ci fermiano più. Le salite con gli sci diventano le attività preferite. In cima ci aspetta un bel panino caldo con il “pastin”. E poi giù cercando la neve fresca e non battuta. 012

Ma domenica c’è la Belluno-Feltre (30 chilometri)  come saranno le gambe?

Vedremo.

 

Il trail del cinghiale

Mentre le luci salgono lungo la montagna bastano pochi passi che siamo già in affanno.

Cominciamo bene!

Poi l’adrenalina si scioglie, il respiro torna normale i muscoli si riscaldano ed allora si può andare, ma con in cuore una nuova una nuova emozione.

E’ un’emozione che deriva dalla certezza di aver già vinto, anche per il solo fatto di essere qui.

Perciò avendo già vinto non resta che mettersi comodi “ed andare al traguardo.

Basta cioè lasciar scorrere i sentieri sotto i nostri piedi, lasciare che l’alba ci colori di rosa, lasciare che gli alberi scorrano silenziosi ai nostri lati, lasciare che il sole si nasconda sotto le nuvole, lasciare che l’acqua gelida entri nelle scarpe durante un guado, e poi ancora la notte con le ombre che danzano strani balli fino ad un improbabile arco in fondo ad un prato ormai nero…018015031

Poi non resta che tornare “a casa” all’agriturismo Ca’ Nova dove ci aspetta il premio di una bella cena e mentre il Sangiovese ci calma gli ultimi brividi di freddo, alla Grigia Signora, appartata e discreta, scappa un sorriso e pensa che ogni momento ha la sua emozione: adesso è tempo di ridere.

Ora non resta che assecondare il Sangiovese che ci chiude gli occhi e così possiamo lasciare che i sogni ci portino ancora su e giù per i selvaggi Appennini, ma, questa volta, senza fatica.

Grande gara!

Sveglia alle 4.45. Ma ho dormito 6 / 7 ore.

Pochi minuti per infilare tutti gli strati di maglie e magliette . Finisco con il piumino guanti e berretto. Fa freddino ma non da fastidio. Valerio è già in macchina. In 20 minuti siamo all’agriturismo Il Poggiolo. Controllo del materiale obbligatorio, la firma sul cartellone dei presenti, faretto acceso in fronte e via.005007009

Per più di un’ora si “pesta” in silenzio. Una salita ripida ma non lunga, una discesa, poi salita, un traverso e avanti così chilometro dopo chilometro. Il terreno è duro si sale rapidamente. Pochi minuti dopo la partenza e già la maggior parte degli atleti ci distanziano. Sempre più in alto vediamo danzare le luci e questo ci da la misura di quanto dovremo salire.

Finalmente all’orizzonte comincia a schiarire. E’ così bello che siamo costretti a fermarci ad ammirare il paesaggio.012

Ora spegnamo le luci e, arrivando in  cresta, possiamo vedere da tutti i lati i dolci pendii che formano l’Appennino e che, in parte, cavalcheremo.

Salite e discese si susseguono. A tratti splendidi sentieri i in mezzo al bosco a tratti stretti canalini, un po’ in cresta e poi dentro una fitta boscaglia per non farci mancare nulla ci sono anche un paio di guadi. Il primo agevole, un paio di passi e via, non così per il secondo. Un bel  torrente gelido ci aspetta . C’è poco da fare , dobbiamo mettere i piedi in acqua. Forse per questo ci sono i fotografi pronti a cogliere le nostre smorfie di disappunto!

Dopo 9 ore e 45 chilometri di su e giù eccomi felice al traguardo. Per una frazione di secondo penso di continuare la gara e aggiungermi agli atleti che faranno 60 km. Ma il secondo passa e con la testa sono già sotto la doccia. Saluto Valerio che continua. Per me basta così.

Ma quando è il prossimo trail? Voglio farlo. Mi sono proprio divertita.

 

 

 

La dieta

Alla fine, quasi allo scadere del tempo clicchiamo sulla casella INVIA . Ecco fatto! siamo gli ultimi due iscirtti al Trail del Cinghiale.

60 chilometri di sentieri su e giù per gli Appennini romagnoli. Sembra impossibile ma , alla fine, per Valerio, saranno 4300 i metri di dislivello positivo

Io mi “accontento” dei 45 chilometri e 3000 D+.

Adesso bisogna fare i bagagli. Certificato medico, ghiacca impermeabile,faretto frontale,bottiglie per acqua, una tazza. Tutto questo obbligatorio. Ma servirà molto altro. Si prevede molto freddo e forse una pioggerella.

L’allenamento è quello che è, ormai è tardi, ma per la dieta possiamo ancora fare qualcosa.

Francesco, che sa tutto sulle diete, continua a invitarci a provare la dieta Paleolitica. L’uomo paleolitico, dice, doveva correre tutto il giorno, per raggiungre le prede,  per fuggire o cercare bacche e radici e quindi noi, che dovremo correre per molte ore, dobbiamo provarla

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E uno di noi ci prova.

“Rosicchia rosicchia, che tu devi correre per 60 chilometri. Io alla paleolitica ci credo poco e devo correre meno quindi mi accontenterò di un menù più tradizionale.”

 

 

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La pazzia

“Tutti  i matt i fa i so att” facile la traduzione no? Così ci aveva apostrofato una signora quando avevamo esposto il nostro progetto di attraversare le Alpi a piedi.Mi viene in mente questa frase quando Valerio, galvanizzato dall’aver fatto la maratona di Ravenna (e io quella di Venezia) cerca di convincermi a fare il Trail del Cinghiale nell’Appennino.

Sono solo 60 chilometri e 4000 metri di dislivello positivo! “Ma tu” mi dice “se non te la senti puoi fare -la corta- cioè solo 44 chilometri  con 3000 metri in su.” ah beh. Allora !

Io resisto, ma intanto ho studiato il percorso e le possibilità di alloggio. Va a finire che ci casco, nonostante che un bel raffreddore e una bella  tosse dovrebbero farmi desistere.

Intanto continuiamo a macinare chilometri sui sentieri del Nevegal, sotto la pioggia e… la prima neve.

MATTI!  MATTI! MATTI!

Attenzione al contagio.

Attenzione al contagio.

 

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gocce di pioggia su di me

gocce di pioggia su di me

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Dal “Corriere delle Alpi” di Belluno

Sul ‘Corriere delle Alpi’ si parla di Valerio.

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di Gigi Sosso

BELLUNO. Sana e robusta costituzione. Valerio Sani corre quasi quanto Forrest Gump. Una passione irrefrenabile, se non fosse che il sessantasettenne bellunese è fresco di trapianto di un rene. Eppure si permette addirittura di macinare le maratone: l’altro ieri, a Ravenna, in 4.26.52. Neanche quattro ore e mezza: una storia da raccontare, oltre che una piccola impresa e una scommessa stravinta con se stesso: «Ero in dialisi e il trapianto del rene mi ha come restituito la vita: l’intervento è avvenuto a febbraio, all’ospedale di Udine ed è da allora che campo con questo ospita all’interno del mio corpo, accanto ai miei due, che non funzionavano più. Solo a metà settembre, ho potuto riavere il certificato medico necessario a iscrivermi a una gara così lunga e, in quel momento, è cominciata una vera e propria sfida: non ho potuto partecipare a Venezia, ma Ravenna non mi è sfuggita».

Il vincitore keniano Nicodemus Biwott è arrivato in 2.28.08 e beato lui che è giovane e in piena salute. Ma Sani non poteva certo pensare di guardare troppo l’orologio: «Gli ho dato un’occhiata un paio di volte in tutto. Purtroppo ho avuto un crollo nel finale, quando siamo entrati nel centro storico ravennate e ho dovuto confrontarmi con un porfido, a tratti, anche abbastanza sconnesso. Venivo da un infortunio e l’ho pagato in maniera abbastanza pesante. Tuttavia sono arrivato alla fine e, in fondo, è quello che conta. Non posso avere ambizioni, ma la soddisfazione più bella mi è arrivata da una signora, che quando ha conosciuto la mia storia è stata capace di ringraziarmi per il coraggio che le ho trasmesso».

L’allenamento è costante, soprattutto da quando Sani è in pensione: «Vado a correre tutti i giorni, in compagnia di una grande amica come Milena Mongillo. Insieme a lei e al mio cane siberian husky Iuk, avevo fatto anche la traversata delle Alpi, solo per dirne una. In questo periodo, posso dire di arrivare a circa 140 chilometri alla settimana , il che vuol dire 20 al giorno. Non sono più giovanissimo e avevo dovuto lasciare il lavoro per un’insufficienza renale, pertanto posso considerarmi contento di quello che sto facendo».

Il prossimo impegno? È già cerchiato sul calendario: «Sto preparando il Trail del Cinghiale, dalle parti di Faenza. Una prova da 60 chilometri per 4 mila metri di dislivello, sull’Appennino. Un’altra bella scommessa, possibilmente da vincere».

La maratona ritrovata

Ancora una curva ed ecco il rettilineo che attraversando la piazza porta dritto sotto lo striscione “MARATONA INTERNAZIONALE DI RAVENNA CITTÀ’ D’ARTE”. Gli ultimi metri si corrono su una morbida corsia blu e, mentre scivolo silenziosamente oltre il traguardo, nella mia mente scorrono veloci gli ultimi mesi a partire dalla telefonata notturna del Centro Trapianti di Udine, dal viaggio nella notte fino alla sala operatoria…
Tornato a casa con un nuovo rene ritrovo il gusto dell’aria aperta. Normalmente in questo periodo vado a sciare ma ora sto riscoprendo lunghe passeggiate sulla neve con il sole che giorno dopo giorno si fa sempre più caldo. È emozionante, dopo circa un mese, fare i primi passi di corsa.
La ripresa delle forze segue la forza del sole ed è così che, in piena estate, mi ritrovo a correre mi montagna con dislivelli e lunghezze sempre più grandi. Con la fine dell’estate arriva anche il certificato di idoneità sportiva e con esso le prime gare: cronoscalata di Spiz Gallina, Bell1 city run (km 21), cronoscalata al rif. 7 Alpini e…… Qui la corsa si arresta, un piede messo male…..
Ricomincerò, tanto ci sono abituato… e poi Venezia è ancora lontana…..
Ormai quasi guarito ancora lo stesso piede messo male e così devo ricominciare.
Riprendiamo!
Ad una settimana dalla maratona via per l’ultimo lungetto in Cansiglio e ….. ancora il tendine!
Addio Venezia!
Ormai è diventato un puntiglio: DEVO fare una maratona entro l’anno!
Scelgo la bella Ravenna e, con ancora il tendine dolorante mi schiero al Pala De Andrè……. il resto è un volo di 42 km.
Il tendine? Dimenticato.
Attraversando il traguardo sento una particolare felicitá, forse è l’allegria che arriva dal nuovo rene stupito di aver concluso la sua prima maratona oppure incredulo per aver ritrovato una maratona perduta.

Una serata tra amici

Pioveva forte ieri sera. “Chissà chi avrà voglia di uscire di casa stasera” Ci siamo detti. Fa niente. Se saremo in pochi la nostra “presentazione” diventerà una chiaccherata come al bar. In fin dei conti noi continuiamo a divertirci ogni volta che abbiamo l’occasione di riparlare della nostra “Avventura Alpina”. Invece, ancora prima delle 21 (ora di inizio programmata) la saletta della Sede del Campeggio Club Belluno era gremita di persone. Circondati dal calore di tante persone che ascoltavano attente è stato facile ripercorrere le tappe del nostro viaggio, di raccontare lo spettacolo delle Alpi, di ricordare gli incontri e i tanti episodi che hanno reso la nostra Avventura indimenticabile. Applausi scroscianti, molti complimenti e strette di mano alla fine della presentazione ci hanno riempito di gioia e piacere. Un brindisi con l’ottimo prosecco ha suggellato una delle più piacevoli presentazioni. Una bella serata tra amici.

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Valerio ci riprova

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Ci siamo intestarditi. L’ultima maratona l’avevamo corsa nel 2008 e ora, dopo 5 anni volevamo riprovarci. Io ho già dato. A Venezia. Il piede di Valerio va meglio. Dunque, vediamo, cosa resta? Ravenna, Pisa, Torino e Firenze. La maratona più facile da raggiungere è quella di Ravenna. Vada per quella! Fatta l’iscrizione non resta che […]