5 settembre

Oggi la crisi di astinenza si fa sentire forte. Mi mancano i riti del mattino. I piedi spalmati di vasellina. Il controllo dello zainetto: chiavi della macchina…. ci sono. Telefono…c’è. Macchina fotografuca.. c’è. I pad ..c’è. Maglietta di ricambio creme solari e naturalmente acqua. Tutto a posto posso partire.

Ma aspetta: ripetiamo. Allora, tu metti la macchina a … e appena hai parcheggiato mi dici dove è. Io quando la recupero vado sino a ….  Ci siamo capiti bene? Se qualcosa va storto o i telefoni non prendono appuntamento in ogni caso davanti alla Meirie di … oppure davanti alla chiesa. Finalmente posso partire. Allora ciao.

Mi manca partire verso una meta lontana della quale conosco solo il nome. Mi manca attraversare borghi silenziosi dove gli unici essere umani sono solo alcune galline che razzolano in mezzo alla strada.

Mi manca attraversare un fitto  bosco per molto tempo senza incontrare nessuno e avere anche un po’ di inquietudine quando un rumore mi fa sobbalzare.

Mi manca il sudore che mi sgocciola dalla fronte quando a una salita e discesa segue salita e discesa e salita e discesa per molte volte nella’arco di un’ora

Mi manca scoprire sotto un pergolato  un tavolino carico di brocche di the caffè succo di frutta acqua,  biscotti frutta e la scritta “Pelerins Servez-vouz”. Tutto gratis a disposizione. Se vuoi fai un “donativo”.

Mi mancano tutti i “Bonjour” detti guardandoti negli occhi e sorridendo. Nessuno ti lascia passare senza salutare.

Mi mancano le sconfinate praterie con le mucche che quanto passi ti seguono con gli occhioni spalancati mentre ti allontani

Mi mancano le cene con gli altri pellegrini allegri e conviviali

Mi manca entrare nel fresco di una chiesa romanica e ascoltare Stefano cantare in modo intenso e struggente.

Cerco nella mia mente tutti i volti delle persone incontrate, i luoghi visti gli episodi accaduti per cercare di fermarli dentro di me affinchè non vadano perduti.

Ecco stasera sono così. Triste.

 

 

 

 

 

Giorno 23

Alla fine eccoci arrivati a Lourdes. Ecco le mille emozioni che ci assalgomo.

Felici di aver portato a termine il nostro “cammino”.

Tristi, proprio perchè è finito.

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Commossi davanti alla moltitudine di pellegrini di ogni nazionalità, moltissimi che accompagnano malati gravi e gravissimi. Nonostante ciò, sorridenti e apparentemente sereni.

Affascinati dalla catena dei Pirenei che durante il percorso di stamattina ci è apparsa all’improvviso dietro a una curva.

Attratti dai Pirenei, ma consapevoli di dover rimandare “a data da destinarsi” una visita a quelle  montagne.

Invidiosi dei pellegrini che abbiamo lasciato sul cammino che invece di fermarsi a Lourdes proseguiranno fino a Santiago. Loro avranno ancora un mese di questa sorta di nirvana.

Ma alla fine felici di tornare agli affetti di casa.

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Giorno 20

Di solito decido io le tappe e cosi ho affidato a Valerio la prima parte di percorso e ho tenuto per me la seconda. E così, mentre lui arrancava sulla “boue”  (fango) in su e in giù naturalmente, io percorrevo un lunghissimo (oltre 15 km) argine alberato lungo il canale che, partendo da Moissac costeggia la Tarn che confluise dopo alcuni chilometri nella Garonne.

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Ottima scelta, visto che quello che avrebbe potuto potrebbe sembrare monotono si è rivelato un percorso ricco di curiosità: i colori, tutti i toni del verde del grigio e marrone a volte più smorti, altre volte, quando il sole si faceva largo tra le nuvole, molto più accesi. Dall’altraparte del canale correva la ferrovia e  i treni, il TGV, treni merci, treni containers, una locomotiva solitaria  passavano sferragliando

Ogni 3 chilometri circa c’era una chiusa. Molte boat-house con le biciclette a poppa. Qualcuna ormeggiata con la famiglia che consumava il pasto.

Il percorso era esclusivamente pedonale e ciclabile. Quindi molte bici con o senza bagagli. Insomma niente noia.

La sera termine delle tappe a Saint Antoine. Minuscolo paesino. Ma che serata! Trovata ospitalità in Gite d’Etape tenuta da una coppia di inglesi. Tutto davvero “inglese” Curato e ricercato l’arredamento. Curata e ricercata la colazione stamattina.

La cena nella taverna di fronte è stato però il “clou” della serata. Tavolata tutta di pellegrini di varie nazionalità molto, molto allegri. E’ terminata con canti corali in tutte le lingue in omaggio a tutti i partecipanti.

Oggi lasciando Lecture abbiamo lasciato anche il GR65 e il cammino Podense per portarci sulla via Tolosana che porta verso Lordes.

 

 

Giorno 19

Niente di rimarchevole oggi. Nessun incontro speciale solo, è scoppiata l’estate. Le tappe mattutine di entrambi sono state graziate da un percorso all’ombra, ma quelle del pomeriggio sono state un bagno di sole e sudore. Il percorso tutto su strade bianche assolate. Poca o niente acqua in giro. Insomma abbastanza sofferta.

Cahors che è rientrata nella mia parte di percorso ha un ponte talmente bello da meritare da solo una visita. Ma visto che era tardi e a me mancavano, sulla carta ancora 10 chilometri ho fatto rapidamente qualche foto e, attraversato il ponte ho imboccato la salita (ancora una) che mi portava sopra Chaors. Una delle difficoltà di questa nostra organizzazione e trovare un posto dove piazzare la macchina, ma, spesso, per rggiungere la località che ci interessa dobbiamo fare lunghi giri in macchina per stradine larghe un palmo.

Ma tant’è stasera eccoci in una bella Ferme (tipo agriturismo) dopo una cena abbondante e buona ad allungare finalmente le gambe che in quattro (gambe, intendo) hanno fatto 101 chilometri Buona notte.

Giorno 18

Oggi io ho avuto la mia bella soddisfazione. Ho conosciuto Stefano, un ragazzo scozzese mi si è affiancato e, nonostante lo zaino pesante ha cercato di stare al mio ritmo, anche quando correvo. Siamo stati insieme molti chilometri e così abbiamo scambiato molte chiacchiere. Lui un artista violinista pittore e, ho scoperto ascoltandolo, anche uno straordinario cantore.

Una chiesetta romanica semplicissima e spoglia e stata il suo auditorium. Dopo aver cercato il punto con la migliore acustica ha elevato un canto melodioso e struggente… Mentre correvamo mi diceva, tu sei un angelo e mimava le ali di un uccello che vola. Mi ha lasciato dicendo: mi hai trasferito la tua forza e la gioia di correre, e, tolto lo zaino dalle spalle ha estratto un pezzo di pane, lo ha spezzato e lo ha diviso con me. Un incontro speciale. Stasera siamo fermi a Cajarc sul bordo del fiume Lot. Domani la mia prima parte di tappa partirà da sotto le finestre dell’albergo. Bene!

Giorno 17

Oggi è stato il primo giorno di pioggerellina. Questo non toglie che abbiamo fatto la nostra bella scorpacciata di chilometri. Conche, che è una cittadina davvero particolare che vale la pena di visitare, oggi era davvero troppo affollata di turisti. Perdono un po’ il loro fascino questi paesi quando diventano troppo turistici. Anche oggi molti chilometri più del previsto. Se sulla mappa son segnati ad esempio 23 km puoi star sicura che sono almeno tre di più. Ed è così che Valerio ieri si è sciroppato 47 km. Conclusione: alle otto eravamo ancora in cerca di alloggio. Finalmente sistemati. Cena doccia e a nanna- Fortuna che non ‘è il collegamento Wi-Fi. Buona la scusa per chiudere subito gli occhi.

Giorno 16

Oggi ci si è messo anche il telefono a non funzionare. In tutto l’Aubrac i telefoni non prendono ed ecco che mancato l’appuntamento per una svista: cartelli inesistenti su paesi minuscoli. Fortuna che la gente dei piccoli borghi è ospitale e gentile e così una anziana signora mi ha fatto provare con il suo telefono di casa. Esperimento fallito comunque visto che non dava segni di vita. Finalmente intanto Valerio aveva trovato una francesina che gli ha prestato un telefono e… miracolo siamo riusciti a metterci in contatto.

Intanto si era fatto tardi e la tappa successiva è stata un po’, ma solo un po’ ridotta. Oggi l’ambiente è totalmente cambiato. Ampie distese di prati verdi o gialli ocra dove dovunque pascolano le famose mucche dell’Aubrac. Alcune brucavano un erba di un verde brillante e freschissima. I formaggi francesi non ci fanno sentire nostalgia dei nostri. L’erica bordeggiava lunghissime mulattiere che tagliavano i campi. La luce accesa e brillante creava uno spettacolo che spesso meritava una sosta.

Ma parlando di noi. Anche oggi le articolazioni, i muscoli, il cuore e il fiato hanno risposto bene alla lunghezza dell’ attività. Non c’è che dire, ogni giorno sentiamo meno la fatica anche aumentando i chilometri. Questa è la teoria che ha sempre sostenuto Valerio. Per noi donne invece io avrei la formula sicura per sconfiggere la cellulite: 30, potendo anche di più, km al giorno, anche non di corsa, poco cibo molta acqua e vedi come i centimetri vanno giù. Questo è quello che sto sperimentando io. Provare per credere.

Valerio ha avuto la sue belle soddisfazioni oggi, quando una ragazza gli ha detto che non sarebbe mai arrivato a Lourdes corredo a quel modo, ma, il nonno molto anziano l’ha smentita sostenendo che gli italiani fanno cose straordinarie, guarda Bartali ha detto alla nipote. Due ragazze francesi: ti stiamo guardando correre da dieci minuti. E’ bellissimo vederti correre. E’ sempre stato il nostro sogno fare il cammino di corsa, perché non è vero che correndo non si vede niente: si vede tutto e, oltre agli occhi, sono attentissimi anche tutti gli altri sensi. E poi, diciamocelo: la corsa è dentro di noi. Tutto questo in un discreto italiano. Teoria di Valerio anche questa quindi …

A me niente. E sì che correvo anche io. Nessuna esclamazione di stupore, nessun’apprezzamento. Solo lo sguardo annoiato o curioso delle vacche dagli occhi bistrati di kajal a guardarmi attraversare la prateria Anche stasera a cena in una gite. Bella tavolata di gente simpatica e divertente. C’è sintonia.

Giorni 14 e 15

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  Abbiamo finito i superlativi. Che dire? Ieri tappa leggera. Infatti abbiamo fatto 20 chilometri ciascuno con lintenzione di fermarci a Le Puy en Velay. Venti chilometri leggeri anche se, sempre, su e giu per dolci colline tra verdi paesaggi e piccoli paesini con le case di pietra grigia, addossate una all’altra e intorno solo […]

giorno 13

Ho capito, per fare bene le cose bisognerebbe un giorno correre/camminare e l’altro dedicarsi ad aggiornare il sito. A rsaccontare un po’ la giornata il paesaggio le senzazioni, perchè a quest’ora gli occhi si chiudono e soprattutto il cervello ha smesso di funzionare.

Ma due righe riesco a scriverle.

Oggi è partito Valerio per primo e a me è toccato spostare aventi l’automobile. Ecco, se una cosa mi pesa è proprio questa. Guidare su strade che non conosco e cercare la località dove lasciare la macchina. A parte la mia totale incapacità ad orientarmi, anche i cartelli stradali non aiutano. Certe località o non appaiono mai oppure sono segnalate con piccolissimi cartelli proprio sull’incrocio che devi prendere. Quindi quando lascio la vettura e comincio la mia tappa è una goduria.

Anche oggi il percorso si svolgeva tra piccole colline e coltivazioni varie. Una parte, l’ultima invece ci faceva percorrere un bosco fitto di conifere. Le colline, molto belle da vedere hanno lo svantaggio di essere appunto..colline quindi sali scendi a non finire.

Il solito rendez-vous verso le 13 a Setoux. Pane e formaggi francesi e poi via verso Tence.

Siamo a pochi (40) chilometri da Le Puy en Velay domani a mezogiorno dovremmo esserci.